Volontà

"L'unica guerra persa è quella che si ha paura di combattere"


mercoledì 30 aprile 2008

Signoraggio:Fesserie autorevoli in materia di lavoro!



Diceva Platone che gli errori maggiormente devianti sono quelli iniziali.
Come in artiglieria vale la regola per cui lo spostamento pur minimo della
bocca da fuoco, in partenza, causa l'impossibilità che il proiettile centri
l'obiettivo, così, nella logica, l'errata valutazione delle premesse, determina
errori irreparabili.

Ebbene, tutta la problematica in materia di lavoro è oggi permeata di
fesserie o perché, gli addetti ai lavori, non hanno letto Platone o perché non
hanno fatto servizio militare in artiglieria ( ovvero, pur avendolo fatto, non
hanno capito un "tubo").

Dimostrerò ora la validità di questi principi soffermandomi a considerare i
tre problemi più scottanti in materia di lavoro: la conflittualità contrattuale,
la disoccupazione, l'immigrazione.

1) LA CONFLITTUALITA' CONTRATTUALE.

L'equivoco di fondo che impedisce ogni possibilità di sostituire alla regola
della "conflittualità" quella del "tener fede alla parola data", basa sulla
circostanza che tutta la dinamica dei contratti di lavoro risente ancora
dell'equivoco della teoria del plusvalore di Marx.

Marx disse che il datore di lavoro "truffa" a danno del lavoratore il
margine di profitto cioè il "reddito di capitale" ossia il "plusvalore". E' sorto
così il sindacato come strumento di rivoluzione per rivendicare nei confronti
del datore di lavoro il "plusvalore" sotto forma di "aumento dei salari".

Poiché il salario non è "profitto", ma "costo", l'aumento dei salari non può
causare distribuzione di profitto, ma solo "aumento dei costi" con il
conseguente "aumento dei prezzi" e quindi della inflazione che causa la
ulteriore necessità di aumentare i salari in una spirale senza fine. Come il
cane che si morde la coda.

La soluzione del problema sta nell'attribuire, sotto forma di reddito, il
reddito e, sotto forma di salario, il salario. Il reddito deve essere corrisposto
al cittadino come tale senza il corrispettivo del lavoro (altrimenti sarebbe
salario) e cioè nella qualità di proprietario e non di lavoratore. La formula del
"tutti proprietari" enunciata nella Rerum Novarum era concettualmente
esatta.

Se nonché il principio rimaneva relegato nella soffitta delle utopie, perché
non poteva essere realizzato che togliendo ai ricchi per dare ai poveri. Di qui
la contrapposizione tra destra (tendenzialmente i più ricchi) e sinistra
(tendenzialmente i più poveri), in una conflittualità cronica incomponibile.


Oggi, con la definizione del valore monetario come valore indotto,
producibile senza altro costo che quello del simbolo, rendendo partecipe ogni
cittadino della quota di reddito causato dall'emissione monetaria è possibile
attribuire ad ognuno un "reddito di cittadinanza" come contenuto economico
di un diritto sociale universale, superando l’antitesi fra destra e sinistra.

In altri termini, una volta dimostrato che la moneta ha valore per il
semplice fatto che ci si è messi d'accordo che lo abbia, sarà possibile
garantire ad ognuno nella qualità di "proprietario" un diritto della persona
con contenuto patrimoniale.

Rafforzata così, una volta per sempre e definitivamente, la posizione del
contraente più debole, il contratto di lavoro potrà tornare ad esistere sulla
regola del "tener fede alla parola data" perché il lavoratore accetterà il
contratto, non perché costretto dallo stato di necessità, ma perché lo ha
liberamente voluto. Egli potrà così accettare un contratto di lavoro anche per
una lira al mese. I contratti collettivi non avranno più ragione di esistere. La
concorrenza della mano d'opera straniera sottopagata, sarebbe totalmente
abolita perché finalmente il mercato tornerebbe ad operare nel rispetto dei
fondamentali valori etici, giuridici ed economici di un diritto sociale
universale. .

2) LA DISOCCUPAZIONE

La disoccupazione, così come concepita dai politologi contemporanei è un
falso problema. Il vero problema, infatti, non è la disoccupazione ma "la
voglia di lavorare che non c'è più". Nessun politico ha capito infatti che non
stiamo vivendo in regime di "democrazia", ma, di "usurocrazia".

Quando gli economisti ed i politici alla ribalta, pretendono di analizzare le
cause della disoccupazione sul principio della insopportabilità dei costi di
produzione ignorando la circostanza che la Banca Centrale, all'atto
dell'emissione carica il costo del denaro del 200% prestando il dovuto, ossia
addebitando alla collettività il denaro che ad essa dovrebbe essere
accreditato, e che questo costo, già enorme di per se, viene ulteriormente
gravato degli interessi bancari e dei prelievi fiscali per raggiungere il
traguardo del 300% si comprende perché meritano di essere giudicati per
quello che sono: un conglomerato di presuntuosi imbecilli.

Per rendersi conto della validità di questi argomenti basti ricordare che
quando la moneta era d'oro il portatore ne era il proprietario, con l`avvento
dello stato costituzionale e della moneta nominale ne è diventato
inconsapevolmente il debitore. Solo così si comprende perché "tutti gli usurai
sono liberali anche se non tutti i liberali sono usurai", secondo l'intuizione
paundiana.

I liberali "non usurai" potevano essere perdonati per la loro ingenuità
quando gli eventi storici non avevano ancora evidenziato il trionfo clamoroso
dell'usura: ormai non più. Pretendere di sostenere la giustificazione razionale
ed etica di questo regime spacciando sotto il titolo nobilissimo di
"democrazia", "l'usurocrazia", trasforma l'ingenuo in "trombone"della
politica.

Il vero scopo inconfessato della Rivoluzione Francese è stata la
separazione della sovranità monetaria dalla sovranità politica per attribuirla
alle soggettività strumentali delle banche centrali e trasformare i popoli da
proprietari in debitori del loro denaro, sostituendo alla moneta d'oro la
moneta nominale, ossia alla moneta proprietà la moneta debito, ossia al
"numero dell'Uomo", il "numero della bestia".

Una volta si lavorava per un profitto : la speranza di conseguirlo causava
l'incentivo a lavorare. Oggi chi più lavora più si indebita. Ecco perché non
solo passa la voglia di lavorare, ma addirittura viene la nausea del lavoro. E'
questa dunque la causa vera della disoccupazione: L'USURA.

3) L'IMMIGRAZIONE.

Il denaro per gli uomini è come l'acqua per i pesci. In tempi di siccità i
pesci abbandonano le zone asciutte e si rifugiano nelle pozzanghere d'acqua.
Su questa regola elementare, i banchieri dell'ottocento spostarono milioni di
uomini dall'Europa all'America del Nord, creando rarità monetaria in Europa
ed abbondanza di moneta-carta, di costo nullo, in America.

Oggi i padroni del denaro hanno creato rarità monetaria nelle c.d. aree
depresse -o, per meglio dire, che hanno deciso di deprimere -sicché, come
i pesci, i popoli si spostano verso le aree con minore rarità monetaria.

Anche per questo problema dunque la soluzione è abolire L'USURA, ossia
fare di ogni popolo il proprietario della sua moneta in modo che ognuno
possa rimanere in pace a casa sua.

Giacinto Auriti

3 commenti:

kICCO ha detto...

Ennesimo articolo illuminante.
Se tutta la gente eliminasse i preconcetti ed accogliesse queste informazioni col diritto di critica e di analisi tipico di ogni democrazia sana,probabilmente molte cose cambierebbero.
Purtroppo cio' nn avverra' finche nn creeremo una breccia consistente nelle impenetrabili maglie strette dalla societa' attorno alle persone.
E' tempo di tornare ai valori primigenei che ci distinguono da ogni altra specie animale e non.La nostra forza e' la nostra capacita' emozionale e la solidarieta'/compassione.Basta ricordarci cio' che eravamo per ricostruire,un mattone per volta,cio' che saremo.

B.R.B ha detto...

Bell'articolo V!Prossimamente sul nostro blog: speciale su Jimi Hendrix.

Wil ha detto...

Ho visto il tuo blog, complimenti per la determinazione e gli argomenti affrontati. Ci teniamo in contatto.
Willy
http://nonleggerlo.blogspot.com/